NO PROFIT E IMPRESA, LE DUE FACCE DELLA SUSSIDIARIETA', di Luigi Losa (Il Cittadino, 28 giugno 2008)



La mattina di domenica scorsa, quasi contemporaneamente, a Carate B. e a Monza si sono svolte due cerimonie che la dicono lunga sulle qualità e sulle capacità degli uomini, e naturalmente delle donne, della Brianza.
A Carate infatti c’è stata la consegna dei contributi e delle medaglie della prima edizione del Premio “Costruiamo il Futuro Brianza” (una giovane associazione capitanata da Maurizio Lupi, attuale vicepresidente della Camera) dedicata al volontariato all’impresa sociale del territorio.
Sul palco sono sfilate associazioni e gruppi, spesso e volentieri con i loro assistiti, prescelti ma l’intero auditorium del Parco era un ribollire di grande entusiasmo, di gioia, di felicità al punto da coinvolgere e travolgere un istrione come Teo Teocoli, subissato di strette di mano e abbracci e baci da parte di ragazzi e ragazze, giovani e anziani, disabili e non. Roba da far accapponare la pelle e fare venire il groppone, al di là di ogni battuta.
Non è che la manifestazione di Carate dovesse servire a far scoprire o anche solo a confermare la vitalità del volontariato e dell’impresa sociale: è stata invece una grande e doverosa giornata di ringraziamento, di incoraggiamento, di sostegno, di valorizzazione di un mondo che ogni giorno, per 365 giorni all’anno, trova il modo e il tempo e molto spesso anche i quattrini per qualcuno che è in uno stato di bisogno.
A Monza invece era la Camera di commercio di Monza e Brianza, resasi autonoma meno di un anno fa da Milano ma già iperattiva e, soprattutto, efficiente, a far sfilare sul palco del Metropol, iù di duecento tra dipendenti e imprenditori di aziende brianzole (molte della quali più che centenarie) per la prima edizione, anche in questo caso, di Brianza economica. Fino all’anno scorso questi premi venivano consegnati da Milano produttiva.
Anche in questo caso sono salite in passerella persone che non hanno fatto e non fanno nulla di straordinario ma che nella normalità, nella quotidianità, nella fedeltà in molti casi pluridecennale al loro lavoro, siano essi per l’appunto dipendenti o imprenditori, realizzano, mandano avanti, sostengono, difendono, sviluppano, promuovono, esportano, innovano quel “sistema Brianza” che è conosciuto in tutta Italia e nel mondo.
Al di là delle cerimonie e dei premi che pure sono significativi (e nel caso del volontariato sono anche gesti concreti, tangibili) mi pare di poter sottolineare come questi due mondi intanto sono più a stretto contatto, intersecati, correlati più di quanto si pensi (sono perlopiù le aziende a sostenere economicamente le molteplici realtà del settore no profit, checché se ne dica dei brianzoli dal “braccino corto”, sparagnini o taccagni non meno di genovesi e scozzesi). In secondo ma nient’affatto secondario luogo, questi due mondi evidenziano come la sussidiarietà non sia una parola astrusa o di cui riempirsi la bocca in convegni e tavole rotonde o in dotti articoli per riviste intellettuali, ma al contrario l’altra faccia (con la solidarietà), eguale e non contraria, di quella dottrina sociale della Chiesa di cui peraltro la Brianza è sempre stata maestra nella sua attuazione, sia in senso strettamente cristiano che puramente laico. E tutto questo è un gran bel fondamento e pilastro su cui costruire la nuova Provincia.



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