Il primo pensiero andando alla manifestazione per i cristiani perseguitati è stato, nella mente di chi scrive, per padre Giancarlo Bossi. È in mano a falangi islamiche a Mindanao. Dalle nostre parti è trattato come un nessuno. E il pensiero è stato anche per suo fratello e sua sorella, ad Abbiategrasso, i quali non hanno aderito a questa piazza, e lo hanno fatto sapere. Posso dirlo? Hanno fatto benissimo. Li ha consigliati così il governo e l'amore per il proprio caro. Non bisogna irritare i nemici. Non bisogna dare pretesti di irritazione. Le altre manifestazioni cui parteciparono a Roma le famiglie di sequestrati da bande musulmane in Iraq e Afghanistan non erano contro i rapitori ma contro il nostro governo e i nostri alleati, contro la guerra al terrorismo in Mesopotamia e a Kabul, insomma contro Bush, Berlusconi e Blair, poi contro la Nato: e c'erano in prima fila imam inturbantati e pacifisti no global.
Insomma: erano manifestazioni contro i cristiani che fanno la guerra al terrorismo. Non importa se poi non è in nome della religione che i capi di Stato agiscono. Ma nel linguaggio di Osama Bin Laden, si, sono cristiani e giudei e basta. Allora quelli erano cortei graditissimi e multiformi. Non servivano a nulla, in pratica. A smuovere gli islamici era solo il denaro e nel caso di Mastrogiacomo la liberazione di cinque briganti, ma già che c’eravamo gli abbiamo pure fatto quel regalo propagandistico, con i politici di sinistra in testa.
La manifestazione di ieri sera invece dice la verità. Per questo non c’è andato Veltroni; per questa ragione Diliberto e Pecoraio Scanio l’hanno trattata come una specie di peste da isolare nel lazzaretto. Per forza. Ieri si è proclamata una sola verità, netta e perciò comprensiva di tutte le altre. Non contro altre verità. Ma qualche volta bisogna metterne a tema una. Essenziale. Un vino senz’acqua. Anzi, questa idea di mobilitazione ha avuto e ha una pretesa piuttosto temeraria: trasformare l’acqua del nostro quietismo nel vino fermo e profumato di chi alza il calice per l’amico. Sapendo che la battaglia comincia. Una ribellione al conformismo del politicamente corretto che impedisce di fare alcunché per non turbare questo o quell’altro. Così ieri sera c’era gente disposta a versare la sua vita e- Dio non voglia- qualche altra cosa che assomiglia al vino, per la libertà dei propri fratelli uomini.
Ridotti a cittadini di serie B
Così non è stato male, ieri sera, sentir pronunciare il nome di “Libero” in piazza. Una bella piazza che si è radunata intorno a uno slogan difficile, quasi impossibili: “Contro la persecuzione dei cristiani in Medio Oriente”. Il nostro quotidiano è stato tra i primi ad aderire all’appello. I dati sono tremendi. Non è più possibile essere cristiani ed abitare nei paesi arabi o comunque islamici senza rischiare la pelle, e come minimo subire angherie per essere indotti a lasciare i propri beni e a fuggire. I cristiani erano il 95% degli abitanti della costa nord-africana nel VII secolo. Ora sono a malapena il 7%, e sono cittadini di serie B.
“Contro la persecuzione e l’esodo dei cristiani”. Dinanzi a una formula così dura e pura, i primi a storcere la bocca sono stati tanti cristiani. Hanno paura di offendere le altre religioni. Temono salti su una manina e dica: sono tanti perseguitati e di tante specie. Ma certo. E chi non lo sa? Per rimanere nell’Africa costiera e nell’Asia prossima, ci sono i drusi in Siria, i zoroastriani in Iran, i mussulmani sciiti in zone mussulmane sunnite e viceversa. Giusto.
Ma qualche volta è+ utile dire una cosa sola, senza mescolanza. Privilegiare un’essenza sola, per permettere che anche le altre esistano. È una legge della natura dei popoli. La tirannide punta sempre ad un nemico alla volta. Nel Medio Oriente dopo il 1945 sono stati gli ebrei ad essere destinati all’annientamento. Erano un milione e mezzo gli ebrei sefarditi nei Paesi arabi alla fine della Seconda Guerra Mondiale. Oggi sono cinquemila (5.000!). L’esodo coatto degli ebrei ha impoverito culturalmente quelle terre, ma soprattutto le ha imbarbarite. Una presenza di civiltà è la maggior garanzia per ogni uomo libero del mondo dovunque abiti.
Questo vale ora per i cristiani. In Libano. In Terra Santa. In Egitto. In Iraq, oggi specialmente in Iraq. Pochi anni fa erano ancora oltre un milione, oggi sono alcune decine di migliaia. Vessati, assassinati, costretti a radunarsi in una specie di ghetto lontano dalle loro città. Non è una fantasia: ma c’è una volontà di alcuni Stati di creare una specie di zoo per cristiani, una gabbia per non morire: uno schifo.
La cosa grave è che le forze della coalizione assecondano questo disegno, nonostante le proteste del Papa. E non esiste una presenza italiana capace di tutelare questa presenza che – si sia laici o credenti- non si può fare a meno di notare che sta a Roma.
Per questo ieri sera lì a Roma. Libero ha scritto della persecuzione infame dei caldei iracheni (che parlano aramaico, la lingua di Gesù). Ha aderito a questa manifestazione romana il vescovo ausiliario di Bagdad, monsignor Shlemon Warduni. Egli ha detto semplicemente: grazie, fratelli! Ha denunciato la “tragica condizione dei cristiani in Iraq”. “Siamo costretti a pagare la tassa di protezione, a cedere le nostre figlie ai mussulmani, a lasciare le nostre case”. Dice: “Due giorni fa una famiglia cristiana di quattro persone è stata sterminata. Fanatismo e terrorismo sono contro la nostra libertà e democrazia”.
La latitanza della sinistra
Lasciare mano libera ai carnefici, purché non tocchino noi, è pura cecità. Possibile che non si capisca una cosa tanto semplice? Qualche volta bisogna dire una verità sola, e pure con forza. Non toccate i nostri fratelli cristiani! E non è un discorso parziale, ma totale. Perché la libertà è indivisibile. E non c’è gente più sola dei cristiani in terra islamica.
Per fortuna ad aver avuto l’idea è stato un mussulmano laico come Magdi Allam, e con lui hanno subito prestato il nome e la faccia Souad Sbai, la mussulmana capo delle donne marocchine in Italia, e altre coraggiose signore di quella religione. Si sono associati gli esponenti della Comunità ebraica italiana. La Santa Sede, che è prudente, ha dato il suo placet con l’arcivescovo Sandri e il cardinal Poupard. Il cardinal Ruini e il vescovo Negri hanno dato appoggio pieno. La Cei ha inviato a intervenire in piazza padre Bernardo Cervellera del Pime (la stessa congelazione di padre Bossi). Uomo eccellente e documentato, artefice riconosciuto di dialogo e pace in Libano e Medio Oriente. C’erano Berlusconi, Fini, Bottiglione, Formigoni, Ranieri. C’era Savino Pezzotta. Perché mancava tanta sinistra? Non si capisce. Oppure si capisce benissimo. Ma la politica lasciamola fuori.
La piazza “contro la persecuzione dei cristiani in Medio Oriente” aveva un nome abbastanza appropriato: Santi apostoli. Dei dodici uno solo è morto nel suo letto, ed era Giovanni. Gli altri, compreso quelli aggiunti come Mattia e Paolo, hanno versato il loro sangue. Ma non c’era niente di lugubre o macabro. Alleluia. Sperèm.